martedì 23 aprile 2013

La Colonscopia



La colonscopia è una procedura diagnostica finalizzata alla visione diretta delle pareti interne del grosso intestino. A tale scopo si utilizza, come per la gastroscopia, un endoscopio flessibile chiamato colonscopio, munito di telecamera all'apice e di canale di lavoro all’interno. Inserito previa lubrificazione per via anale, viene poi fatto risalire nel retto e negli altri tratti del colon per incontrare nell'ordine sigma, colon discendente, colon trasverso, colon ascendente e cieco; raggiunto l'ultimo tratto del tenue, l’ileo, il colonscopio viene ritirato.
Al fine di garantire una migliore visualizzazione della mucosa colica durante la colonscopia si rende necessaria la distensione delle pareti intestinali, che viene ottenuta insufflando aria attraverso il colonscopio; lo strumento, oltre a fungere da videocamera e insufflare aria, può - all'occorrenza - pulire le pareti del colon con acqua, aspirare il contenuto intestinale o fungere da veicolo di strumenti chirurgici con cui eseguire prelievi di tessuto o asportare polipi. La colonscopia non ha quindi fini esclusivamente diagnostici, ma può essere utilizzata anche per eseguire biopsie e piccoli interventi terapeutici. La sua applicazione principale rimane comunque l'indagine dello stato di salute della mucosa colica, al fine di individuare eventuali lesioni, ulcerazioni, occlusioni o masse tumorali.
Durante l'intera operazione il paziente si mantiene sdraiato sul fianco sinistro, ma può essere invitato dal medico ad eseguire piccoli movimenti; antidolorifici e tranquillanti vengono generalmente somministrati per rendere più confortevole l'esame ed attenuare le sensazioni spiacevoli. Nel complesso, l'indagine si protrae per circa 30-40 minuti.
La colonscopia riconosce essenzialmente due grossi campi applicativi: lo screening del cancro del colon-retto e la ricerca di elementi diagnostici in presenza di segni e sintomi di natura intestinale.
L'esame può essere eseguito come indagine di primo o secondo livello per lo screening del cancro al colon. Per la popolazione priva di fattori di rischio importanti oltre l'età, le linee guida consigliano di eseguire una colonscopia tra i 50 ed i 55 anni, da ripetere ogni cinque anni.
In presenza di altri fattori di rischio, come la poliposi del colon o la familiarità per questa ed altre forme tumorali, il medico può consigliare l'esecuzione di una colonscopia come indagine di primo livello a partire dai 40 anni di età.
Oltre che nello screening del cancro del colon-retto, la colonscopia viene tipicamente utilizzata per indagare le origini di sintomi come dolori addominali, sanguinamento rettale, stipsi o diarrea cronica, frequenti alterazioni dell'alvo (periodi di stitichezza alternati ad episodi diarroici), anemia sideropenica di origine sconosciuta, tenesmo (sensazione di incompleta evacuazione delle feci), emissione di escrementi nastriformi e abbondante presenza di muco nelle feci. Molti di questi sintomi sono riconducibili anche alle forme tumorali del cancro al colon-retto.