chirurgiche oltre i 30 anni. Si è riscontrata una predisposizione nelle persone obese, con un apparato pilifero molto sviluppato e in tutti quei pazienti che per lavoro sono soggetti a continui traumatismi in regione sacro coccigea come gli autisti o gli autotrasportatori. La cisti tende a svuotarsi percorrendo un tragitto neoformato detto fistola che sbuca in un orifizio cutaneo posto in posizione mediana o laterale rispetto alla linea interglutea.


Cause: Vi sono principalmente due teorie sulla comparsa della cisti sacrococcigea una congenita ed una acquisita. La prima potrebbe essere dovuta dalla permanenza di un residuo embrionario o da un accostamento dell'ectoderma al rafe posteriore determinando la formazione della cisti sacrococcigea. La teoria acquisita prevede la presenza di peli nella zona che, in seguito a traumatismi, sfregamento, scarsa igiene, possono essere inglobati, determinandone prima la formazione di cisti e successivamente con l'infezione la conseguente fistola.
Sintomi: Inizialmente asintomatica e non considerata viene poi posta all'attenzione del curante con l'insorgenza dell'infezione. Il paziente in genere presenta una piccola tumefazione in regione sacro coccigea della quale non si rende conto fino al momento in cui essa va incontro ad una infiammazione ascessuale caratterizzata da segni locali: calore, arrossamento, dolore spiccato e tumefazione che diventa sempre più voluminosa e segni generali (febbre, malessere, etc). L'ascesso, dopo alcuni giorni, va spontaneamente incontro a rottura e fistolizzazione con immediato miglioramento delle condizioni locali e di quelle generali.
Il processo però non si risolve definitivamente e dalla fistola continua ad uscire materiale liquido maleodorante commisto a sostanza caseosa e peli. A distanza di tempo si ripete l'episodio acuto e ne consegue che si possono formare altre fistole volte in altre direzioni, qualche volta ramificate, che finiscono col disseminare sulla cute numerosi orifizi.
Trattamento: In seguito alla comparsa di un ascesso, è necessario un trattamento d'urgenza, che prevede l'incisione e il drenaggio con successivo intervento per l'asportazione radicale della cisti e/o fistola. In caso di cisti e/o fistola cronica si procede ad intervento chirurgico programmato radicale. Numerose sono le tecniche adottate e descritte in letteratura: metodiche aperta, chiusa e semiaperta. In seguito alle frequenti recidive con la metodica chiusa si preferisce eseguire quella aperta o semiaperta. L'entità della exeresi (rimozione) è legata al numero e alla ramificazione delle fistole che devono essere completamente asportate. Pertanto nel caso di malattia recidivata più volte l'escissione può diventare così ampia da rendere difficoltosa la chiusura dei lembi cutanei. Altre volte la sutura dei lembi può essere controindicata dalla persistenza di fenomeni infiammatori residui. Il chirurgo quindi si trova a dover scegliere tra due modalità:

- Chiusura per prima intenzione: quando affronta direttamente i margini della ferita con una serie di punti. La ferita in tal modo andrà incontro a cicatrizzazione più rapida. Sarebbe il metodo da preferire, ma è gravato da una importante percentuale di complicanze (ematoma, rottura dei punti, microascessi) e recidive.
- Chiusura per seconda intenzione: quando lascia la ferita aperta provvedendo alla sua zaffatura (processo di riempimento di una cavità con garze medicate stipate al suo interno e che vengono cambiate periodicamente). È un metodo più sicuro e gravatato da meno recidive, ma richiede molto più tempo per la cicatrizzazione e numerose medicazioni.
Nella prevenzione delle recidive è importante l'igiene, l'areazione della ferita e la depilazione settimanale della cute circostante.